Uno Sguardo Sul...

PIANETA TERRA

Distanza media dal sole

149,6X106 Km

Diametro equatoriale

12.756 Km

Periodo di rotazione

23 h 56I 4II

Periodo di rivoluzione

365,26 giorni

Velocità orbitale

29,79 Km/s

Temperatura media alla superficie

22° C

Densità media

5,5   Kg/dm3

Numero di satelliti

1

 

 

            

 

 

   

pianéta Corpo celeste che non brilla di luce propria ma riflette la luce che riceve da una stella (il Sole, per il sistema solare) intorno alla quale descrive un'orbita ellittica: A differenza delle stelle, i pianeti hanno un diametro apparente finito per cui non presentano delle scintillazioni.

Astronomia Il termine pianeta fu introdotto dagli antichi per designare i corpi celesti che non apparivano fissi nel cielo; nel sistema solare sono stati individuati nove di tali corpi con grandi dimensioni e sono chiamati, in ordine di distanza crescente dal Sole, Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone. Gli ultimi tre, sconosciuti nell'antichità in quanto invisibili a occhio nudo, furono scoperti rispettivamente da F. W. Herschel nel 1781, da J. G. Galle nel 1846, da C. W. Tombaugh nel 1930.

A questi va aggiunto il gruppo dei pianetini le cui distanze medie dal Sole sono comprese tra quelle di Marte e di Giove.

I pianeti vengono generalmente distinti in inferiori o interni (Mercurio e Venere) e superiori o esterni (da Marte a Plutone) a seconda che la loro distanza dal Sole sia inferiore o superiore a quella della Terra; i primi presentano il fenomeno delle fasi. Un'altra classificazione è quella che distingue i pianeti in tellurici (Mercurio, Venere, Terra, Marte e Plutone) e grandi pianeti (Giove, Saturno, Urano e Nettuno). La prima descrizione relativamente esatta del sistema planetario è stata fornita da Copernico e le leggi secondo cui i pianeti gravitano intorno al Sole sono state scoperte sperimentalmente da Keplero, e possono venire dedotte direttamente dalla legge di gravitazione universale di Newton. Tutti descrivono orbite ellittiche la cui eccentricità è generalmente molto bassa (il valore maggiore è 0,248 per Plutone) e la cui inclinazione sul piano dell'eclittica è compresa in una fascia larga circa 15º (unica eccezione è ancora Plutone con un valore dell'inclinazione di 17º). Il moto di rivoluzione intorno al Sole avviene nello stesso senso del moto di rotazione dei pianeti intorno a se stessi: l'unica eccezione è rappresentata da Urano il cui moto di rotazione è retrogrado rispetto all'asse che risulta fortemente inclinato sul piano dell'orbita. Le distanze medie dal Sole sono abbastanza ben rappresentate dalla legge empirica di Bode (unica eccezione è Plutone) e spiegano le temperature planetarie che sono, almeno approssimativamente, inversamente proporzionali alla radice quadrata di tali distanze. Il loro moto apparente sulla volta celeste avviene lungo un'epicicloide: il moto, generalmente diretto, diventa stazionario poi retrogrado per breve tempo, in prossimità dell'opposizione, e dopo un'ulteriore “stazione” ritorna diretto.

Per quanto riguarda la loro costituzione i grandi pianeti rispetto ai pianeti tellurici hanno maggiore massa e volume e densità minore; la loro atmosfera è molto densa e vi sono presenti in alte proporzioni i gas leggeri (idrogeno, elio) che sono invece almeno in parte sfuggiti dalle atmosfere dei pianeti tellurici. Sembra che i pianeti esterni posseggano una massa così grande in quanto al momento della loro formazione sarebbero riusciti a trattenere una quantità maggiore di elementi e di composti leggeri e volatili presenti nella nebulosa solare. La spiegazione di questa differenza di composizione fra pianeti esterni e interni è la seguente: la regione interna della nebulosa solare era abbastanza calda perché gli elementi volatili vi si trovassero allo stato gassoso. L'andamento delle prime fasi critiche della formazione dei pianeti fu probabilmente controllato dall'accumulo di materia allo stato solido in oggetti via via più grandi. L'acqua, abbondante nell'universo, condensa a temperature notevolmente alte rispetto a quelle medie della nebulosa e ha perciò avuto un ruolo fondamentale nella formazione dei pianeti. Le regioni della nebulosa, più esterne e meno calde, dove la temperatura era inferiore a quella di condensazione dell'acqua avevano, probabilmente, una riserva di materia solida sufficiente per la formazione dei pianeti. Sulla base di queste ipotesi si vanno ricercando nelle zone più lontane dai dischi circumstellari (le zone dove si formano le stelle) pianeti giganti che potrebbero confermare l'esistenza di altri sistemi planetari ruotanti attorno a stelle della nostra e di altre galassie. L'esistenza di altri sistemi planetari è stata ormai accreditata teoricamente. Si stanno facendo ricerche per verificare, sulla base dell'attuale modello astronomico relativo alla formazione dei pianeti, dove è più probabile che esistano davvero altri pianeti. Sono già stati osservati gli effetti gravitazionali che masse analoghe a quelle di Giove provocano sul moto di alcune stelle. Con gli attuali metodi di rilevamento, tuttavia, non si è ancora riusciti a individuare direttamente sistemi planetari previsti. Si ritiene peraltro che questo diventerà possibile nel giro di qualche anno utilizzando gli interferometri ottici e reti di telescopi dislocati a grandi distanze che combineranno le immagini rilevate in modo da ottenere una risoluzione migliaia di volte maggiore di quella degli attuali strumenti.

Un passo decisivo per la conoscenza dei pianeti del sistema solare si è avuto con l'invio di sonde interplanetarie che hanno permesso di ricostruire la morfologia e la composizione dei pianeti del sistema solare, oltre a individuare nuovi satelliti.