
Uno Sguardo Sul...
PIANETA TERRA
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Distanza media dal sole |
149,6X106
Km |
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Diametro
equatoriale |
12.756
Km |
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Periodo
di rotazione |
23
h
56I 4II |
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Periodo
di rivoluzione |
365,26
giorni |
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Velocità
orbitale |
29,79
Km/s |
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Temperatura
media alla superficie |
22°
C |
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Densità
media |
5,5
Kg/dm3 |
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Numero
di satelliti |
1 |
pianéta Corpo celeste che non brilla di luce propria ma riflette la luce che riceve da una stella (il Sole, per il sistema solare) intorno alla quale descrive un'orbita ellittica: A differenza delle stelle, i pianeti hanno un diametro apparente finito per cui non presentano delle scintillazioni.
Astronomia
A questi va aggiunto il gruppo dei pianetini
le cui distanze medie dal Sole sono comprese tra quelle di Marte e di Giove.
I pianeti vengono generalmente distinti in
inferiori o interni (Mercurio e Venere) e superiori o esterni
(da Marte a Plutone) a seconda che la loro distanza dal Sole sia inferiore o
superiore a quella della Terra; i primi presentano il fenomeno delle fasi.
Un'altra classificazione è quella che distingue i pianeti in tellurici
(Mercurio, Venere, Terra, Marte e Plutone) e grandi pianeti (Giove, Saturno,
Urano e Nettuno). La prima descrizione relativamente esatta del sistema
planetario è stata fornita da Copernico e le leggi secondo cui i pianeti
gravitano intorno al Sole sono state scoperte sperimentalmente da Keplero, e
possono venire dedotte direttamente dalla legge di gravitazione universale di
Newton. Tutti descrivono orbite ellittiche la cui eccentricità è
generalmente molto bassa (il valore maggiore è 0,248 per Plutone) e la cui
inclinazione sul piano dell'eclittica è compresa in una fascia larga circa 15º
(unica eccezione è ancora Plutone con un valore dell'inclinazione di 17º).
Il moto di rivoluzione intorno al Sole avviene nello stesso senso del moto di
rotazione dei pianeti intorno a se stessi: l'unica eccezione è rappresentata
da Urano il cui moto di rotazione è retrogrado rispetto all'asse che risulta
fortemente inclinato sul piano dell'orbita. Le distanze medie dal Sole sono
abbastanza ben rappresentate dalla legge empirica di Bode
(unica eccezione è Plutone) e spiegano le temperature planetarie che sono,
almeno approssimativamente, inversamente proporzionali alla radice quadrata di
tali distanze. Il loro moto apparente sulla volta celeste avviene lungo
un'epicicloide: il moto, generalmente diretto, diventa stazionario poi
retrogrado per breve tempo, in prossimità dell'opposizione, e dopo
un'ulteriore “stazione” ritorna diretto.
Per quanto riguarda la loro costituzione i
grandi pianeti rispetto ai pianeti tellurici hanno maggiore massa e volume e
densità minore; la loro atmosfera è molto densa e vi sono presenti in alte
proporzioni i gas leggeri (idrogeno, elio) che sono invece almeno in parte
sfuggiti dalle atmosfere dei pianeti tellurici. Sembra che i pianeti esterni
posseggano una massa così grande in quanto al momento della loro formazione
sarebbero riusciti a trattenere una quantità maggiore di elementi e di
composti leggeri e volatili presenti nella nebulosa solare. La spiegazione di
questa differenza di composizione fra pianeti esterni e interni è la
seguente: la regione interna della nebulosa solare era abbastanza calda perché
gli elementi volatili vi si trovassero allo stato gassoso. L'andamento delle
prime fasi critiche della formazione dei pianeti fu probabilmente controllato
dall'accumulo di materia allo stato solido in oggetti via via più grandi.
L'acqua, abbondante nell'universo, condensa a temperature notevolmente alte
rispetto a quelle medie della nebulosa e ha perciò avuto un ruolo
fondamentale nella formazione dei pianeti. Le regioni della nebulosa, più
esterne e meno calde, dove la temperatura era inferiore a quella di
condensazione dell'acqua avevano, probabilmente, una riserva di materia solida
sufficiente per la formazione dei pianeti. Sulla base di queste ipotesi si
vanno ricercando nelle zone più lontane dai dischi circumstellari (le zone
dove si formano le stelle) pianeti giganti che potrebbero confermare
l'esistenza di altri sistemi planetari ruotanti attorno a stelle della nostra
e di altre galassie. L'esistenza di altri sistemi planetari è stata ormai
accreditata teoricamente. Si stanno facendo ricerche per verificare, sulla
base dell'attuale modello astronomico relativo alla formazione dei pianeti,
dove è più probabile che esistano davvero altri pianeti. Sono già stati
osservati gli effetti gravitazionali che masse analoghe a quelle di Giove
provocano sul moto di alcune stelle. Con gli attuali metodi di rilevamento,
tuttavia, non si è ancora riusciti a individuare direttamente sistemi
planetari previsti. Si ritiene peraltro che questo diventerà possibile nel
giro di qualche anno utilizzando gli interferometri ottici e reti di telescopi
dislocati a grandi distanze che combineranno le immagini rilevate in modo da
ottenere una risoluzione migliaia di volte maggiore di quella degli attuali
strumenti.
Un
passo decisivo per la conoscenza dei pianeti del sistema solare si è avuto
con l'invio di sonde interplanetarie che hanno permesso di ricostruire la
morfologia e la composizione dei pianeti del sistema solare, oltre a
individuare nuovi satelliti.