Delfino

Elefanti marini in Patagonia

Balena

 

mammìfero agg. Riferito a un animale che allatta i piccoli.

S.m. pl. Una delle sei classi di animali vertebrati, e la più evoluta del regno animale, cui appartiene anche la specie umana.

u Biologia

I caratteri fondamentali dei mammiferi sono l'allattamento dei piccoli mediante le ghiandole mammarie (v. MAMMELLA), la presenza dei peli e di speciali ghiandole cutanee: solo i sirenidi e i cetacei, che vivono sempre nell'acqua, hanno peli limitati a piccole regioni del corpo.

• La funzione dei peli è essenzialmente quella di proteggere l'animale dal freddo in quanto i mammiferi hanno una temperatura interna costante (36-41 °C secondo le specie), indipendente da quella dell'ambiente, sono cioè animali omeotermi, come gli uccelli: solo i monotremi sopportano forti variazioni della loro temperatura interna (anche 14 °C nell'ornitorinco) senza alcun danno.

• Questo calore interno proviene da intenso metabolismo cellulare che è favorito da una circolazione del sangue doppia e completa senza che vi sia mescolanza tra sangue venoso e sangue arterioso.

• Quando nell'organismo si ha una notevole diminuzione del ricambio come, ad es., durante il letargo invernale di alcune specie (orsi, tassi, ghiri, marmotte, pipistrelli), la temperatura interna può scendere notevolmente.

• I mammiferi conservano alcuni dei caratteri generali degli anfibi e dei rettili dai quali derivano: colonna vertebrale che generalmente si prolunga nella coda, due paia di arti sostenuti da cinti (scapolare e pelvico), una gabbia toracica e infine un capo nel quale si osserva una scatola cranica molto sviluppata. Lo scheletro, tuttavia, assume caratteri particolari in relazione al modo di muoversi e di prendere il cibo: così, ad es., nei cetacei, adattati al nuoto, il cinto pelvico è molto ridotto, nella giraffa, che cerca il suo nutrimento sugli alti rami delle acacie, le vertebre cervicali sono particolarmente sviluppate, conferendo al collo una notevole lunghezza.

Modificazioni ancora più profonde hanno subito gli arti: nei mammiferi acquatici le ossa si sono raccorciate e appesantite e le dita sono unite da membrane tegumentali; nei marsupiali, adattati al salto, gli arti posteriori sono più lunghi degli anteriori; nei pipistrelli, adattati al volo, le dita degli arti anteriori si sono assottigliate e allungate in modo da sostenere una membrana portante, il patagio.

• L'apparato digerente comprende cavità orale, o bocca, faringe, esofago, stomaco, intestino e le ghiandole annesse (ghiandole salivari, fegato, pancreas, ghiandole intestinali). In tutti i mammiferi la cavità orale è delimitata verso l'esterno dalle labbra, mobili, carnose, molto sensibili, a eccezione dei monotremi, provvisti di un becco corneo.

• Per quanto riguarda le ghiandole endocrine, v. ENDOCRINO  e SECREZIONE INTERNA .

• I reni sono per lo più compatti, di tipica forma a fagiolo; gli ureteri sboccano in una vescica urinaria comunicante con l'esterno a mezzo dell'uretra: fanno eccezione i monotremi, che sono provvisti, come gli uccelli, di una cloaca, attraverso la quale vengono emessi sia i prodotti di escrezione, sia gli elementi germinali, sia le feci.

• Diversità profonde si riscontrano nello sviluppo del sistema nervoso.

• Degli organi di senso l'olfatto è particolarmente sviluppato nei canidi, estremamente rudimentale nei cetacei, le cui narici si aprono alla sommità del capo.

Il senso del gusto, che risiede nella lingua, è ben sviluppato, mentre per ciò che riguarda il senso della vista i mammiferi si rivelano inferiori agli uccelli. Gli occhi sono laterali in tutti i mammiferi a eccezione delle proscimmie e delle scimmie che, come l'uomo, hanno occhi frontali.

La sensibilità tattile è molto sviluppata in quanto quasi tutta la superficie cutanea è sensibilissima: particolarmente ricche di corpuscoli tattili sono le zone prive di peli, come labbra, naso, polpastrelli, palme delle mani e piante dei piedi.

L'udito è molto ben sviluppato; alcuni mammiferi, come i pipistrelli, odono suoni che non sono percepiti dall'orecchio umano (ultrasuoni).

• Sia le specie terrestri sia le specie acquatiche respirano mediante i polmoni nel cui parenchima si osservano gli alveoli, ultime ramificazioni dei bronchi. Un muscolo, il diaframma, che separa il torace dall'addome, partecipa ai movimenti respiratori.

• La laringe, l'orecchio munito di tre ossicini e di un padiglione auricolare (che è assente solo nei monotremi e nei cetacei), la mandibola costituita da un solo osso, l'articolazione del cranio mediante due condili occipitali, il grande sviluppo dell'encefalo, i globuli rossi privi di nucleo sono altri caratteri anatomici propri dei mammiferi.

• Nonostante la loro unità strutturale, i mammiferi hanno varie maniere di locomozione e diverse abitudini di vita, vivono in ogni ambiente e sopportano ogni clima.

Ai mammiferi sono consentiti tutti i movimenti: camminano, appoggiandosi su due o quattro arti come gli orsi; corrono con velocità che varia da quella dell'elefante (40 km orari) a quella del ghepardo (110 km orari); saltano, aiutandosi con gli arti posteriori e la coda come il canguro, che spicca salti sino a 2,70 m; si arrampicano sui rami degli alberi o sulle rocce avvalendosi delle unghie come lo scoiattolo e appendendosi ai rami con la coda come le scimmie del Nuovo Mondo; volano come i pipistrelli; nuotano, servendosi degli arti modificati in pinne, come i cetacei; sono ottimi scavatori come le talpe.

Terricoli, come la maggior parte delle specie, o arboricoli, acquatici o aerei, i mammiferi sono per lo più animali socievoli e amano normalmente una vita tranquilla, il che non esclude, specie in certe famiglie (es. felidi), notevole aggressività e ferocia. Quando le condizioni ambientali diventano sfavorevoli, molti mammiferi trovano rifugio in calde tane sotterranee, che essi hanno rifornito di abbondanti provviste alimentari durante la buona stagione; altri cadono in letargo, consumando lentamente il grasso accumulatosi loro addosso, altri infine intraprendono lunghi viaggi alla ricerca di regioni più ricche. Durante la stagione degli amori, che coincide per lo più con la primavera o l'autunno, anche il mammifero più timido sfoggia un coraggio straordinario nella ricerca e nel corteggiamento della femmina.

• Quasi tutti i mammiferi sono vivipari (fanno eccezione i monotremi che sono ovipari); la femmina produce uova, prive di riserve nutritizie, che vengono fecondate nelle vie genitali in seguito all'accoppiamento; dopo di ciò esse si fissano alle pareti di un organo d'incubazione, l'utero, tramite una superficie di scambio molto irrorata di vasi sanguigni, la placenta (che manca nei mammiferi più primitivi: monotremi [ovipari] e marsupiali, in cui talvolta c'è, ma ridotta). L'embrione, che possiede anche altri annessi (amnios, allantoide), al momento della nascita, dopo una gestazione di durata variabile, presenta già una forma caratteristica per ogni specie. Il suo grado di sviluppo sembra in relazione con il modo di nutrirsi proprio della specie: nei carnivori il periodo di gestazione è relativamente breve e i figli completamente inetti; tra gli erbivori i figli sono sin dalla nascita padroni dei loro movimenti. Tuttavia, per un certo periodo tutti sono incapaci di assumere un nutrimento che non sia il latte secreto dalle mammelle materne. La bocca del piccolo gli permette di succhiare il latte. Più tardi appaiono, impiantati negli alveoli delle mascelle, i denti, di regola differenziati: incisivi, canini, premolari, molari, che di solito vengono cambiati una volta e il cui numero (formula dentaria) e la cui forma particolare permettono di tagliare, lacerare, tritare e sminuzzare o rosicchiare gli alimenti solidi, animali o vegetali, che variano secondo la specie.

• Il numero dei figli messi al mondo a ogni parto varia da uno (es. scimmie, formichiere, pipistrelli) a una ventina (alcuni topi). La cura della prole è affidata generalmente alla femmina: essa la ripulisce, la riscalda col proprio corpo, la guida, la punisce o la difende e, terminato il periodo dell'allattamento, la conduce alla ricerca di prede o di vegetali. Quando i figli sono capaci di provvedere alla loro esistenza, vengono allontanati e i vincoli familiari si annullano.

• La durata della vita (v. ETÀ ) dei mammiferi sembra aumentare proporzionalmente con lo sviluppo in dimensioni e peso delle varie specie: così, secondo dati raccolti tra animali in cattività, il mammifero più longevo sarebbe l'elefante (120 anni), seguito dall'uomo (80-100 anni) e dalle scimmie antropomorfe (75 anni), i meno longevi sono i piccoli roditori e i piccoli insettivori.

• La distribuzione geografica dei mammiferi interessa le terre e le acque di tutto il globo: le regioni tropicali sembrano ospitare il maggior numero di specie, soprattutto per quanto si riferisce ai mammiferi di grande mole. Vi sono ordini cosmopoliti come ad es. i roditori, e ordini o famiglie o specie limitati a regioni determinate come, ad es., i monotremi dell'Australia e della Nuova Guinea, i dermotteri del continente asiatico, i pecari dell'America, i giraffidi dell'Africa.

• I mammiferi vengono divisi in plantigradi, digitigradi e unguligradi secondo che poggino sul terreno tutto il piede (carpo o tarso compreso) o solo le falangi o solo la punta delle dita. Questa caratteristica insieme con la formula dentaria (v. DENTE), il modo con cui la mandibola si articola al cranio (forma e orientamento dei processi articolari), il numero delle dita e la forma delle unghie (a zoccolo, piatte, ad artiglio) serve di base per la classificazione sistematica (v. TABELLA) delle 4.000 specie note.

u Paleontologia

I resti dei più antichi mammiferi noti risalgono al triassico superiore. Durante tutto il mesozoico essi ebbero uno sviluppo limitato, con forme che presentano piccole dimensioni e caratteri primitivi. All'inizio del terziario si verificò invece uno sviluppo esplosivo: comparvero numerose forme nuove e anche il numero stesso degli individui aumentò. Il terziario è infatti l'era dei mammiferi così come il mesozoico è stato l'era dei rettili.

L'origine dei mammiferi va ricercata molto lontano nel tempo, tra i rettili terapsidi, un gruppo di rettili comparsi alla fine del paleozoico. La separazione tra la classe dei mammiferi e quella dei rettili non è sempre evidente per il paleontologo che dispone dei soli caratteri osteologici. La differenza più netta consiste, infatti, nella struttura della mandibola, formata nei mammiferi dal solo dentale che si articola direttamente con un altro osso dermico del cranio: lo squamoso, mentre una catena di tre ossicini (staffa, incudine e martello) conduce le vibrazioni acustiche dalla membrana del timpano al labirinto contenuto nell'orecchio interno. Nei rettili, incudine e martello corrispondono all'articolare e al quadrato e insieme con il dentale formano la mandibola che per mezzo di queste due ossa si articola col cranio. Modificazioni progressive sono state verificate in taluni gruppi di rettili terapsidi ed è stato riscontrato uno sviluppo sempre più accentuato in direzione posteriore del dentale con conseguente riduzione dell'articolare e del quadrato. In alcuni individui anzi queste due ossa sono così piccole che la loro identificazione è estremamente difficoltosa e di conseguenza rimane incerta l'attribuzione stessa alla classe dei rettili. È probabile che nelle ultime forme triassiche di rettili terapsidi la mandibola si articolasse al cranio mediante una doppia articolazione: una di tipo arcaico rettiliano e una di tipo nuovo mammaliano. La trasformazione definitiva, cioè il passaggio dalla funzione masticatoria alla uditiva da parte dell'articolare e del quadrato, trasformatisi in incudine e martello, deve essersi verificata alla fine del trias.

Successivamente si sarebbero differenziati i mammiferi, già distinti nei vari rami filetici, destinati a evolversi indipendentemente gli uni dagli altri. Tra i primi ad apparire devono essere stati i monotremi (prototerii), che devono la loro sopravvivenza all'assenza, nell'area della loro distribuzione, di una concorrenza vitale coi gruppi più evoluti differenziatisi più tardi. I triconodonti (eoterii), i multitubercolati (alloterii), i pantoterii e simmetrodonti (terii primitivi), comparsi tra la fine del trias e l'inizio del cretaceo, sarebbero invece scomparsi in seguito alla concorrenza delle forme più recenti, cioè dei marsupiali dapprima e poi dei placentati. Con l'inizio del terziario tutti i mammiferi di tipo primitivo sono ormai estinti mentre quelli di tipo moderno si affermano definitivamente (placentati e marsupiali).