
uccèlli s.m. pl. Classe di vertebrati omeotermi e ovipari,
caratterizzati dal rivestimento di penne e piume del corpo e dalla presenza di
arti anteriori trasformati in ali. (Presentano varie affinità con i rettili,
dai quali derivano, e vengono con essi designati come sauropsidi.)
u Zoologia
Gli uccelli presentano varie particolarità dello
scheletro: la più nota è il possesso di ossa pneumatiche, e cioè di ossa molto
leggere e prive di midollo (soprattutto quelle lunghe) nelle quali si insinuano
diverticoli dei polmoni, pieni di aria. La colonna vertebrale può constare di
un numero di vertebre variabile da 39, in molti passeriformi, a 63, nei cigni;
le coste vere possono variare, secondo le specie, da 3 a 8-9. Il cranio si
articola alla colonna vertebrale con un solo condilo; è quasi privo di suture,
e le diverse ossa non sono riconoscibili se non allo stadio embrionale o
giovanile. Le cavità orbitali sono molto ampie; il palato (è un interessante
carattere classificatorio) può essere di tipo dromegnato oppure di tipo neognato. La mandibola si
articola col neurocranio mediante l'interposizione del quadrato (v. SOSPENSIONE DELLA MANDIBOLA ). La cintura scapolare
è forte, in relazione al volo. Nella cintura pelvica manca la sinfisi pubica, e
ischio e pube sono rivolti indietro. L'arto posteriore, digitigrado, è formato
da femore, tibia (la fibula è rudimentale), unita a una parte di tarso a
formare il tibiotarso, seguita da un tarsometatarso e dalle falangi. Le dita
sono tipicamente quattro: tre dirette in avanti e una indietro; il quinto dito
è scomparso. Esistono però uccelli tridattili, come molti corridori, e
tetradattili, ma con due dita in avanti e due indietro, condizione tipica degli
arrampicatori, come picchi e pappagalli. L'arto anteriore è modificato in ala*.
Muscolatura. La muscolatura si presenta caratteristicamente poco
sviluppata nel tronco, che è rigido, e risulta invece molto complicata nel collo,
dati i movimenti che esso deve eseguire; la muscolatura cutanea è in complesso
poco sviluppata. Enormemente sviluppati sono i muscoli pettorali, per poter
dare il colpo d'ala: nei buoni volatori essi trovano un'ampia superficie di
attacco nella carena dello sterno; i muscoli della mano sono invece
rudimentali, e in parte addirittura scomparsi. Negli arti posteriori la
disposizione dei muscoli è molto diversa da quella dei rettili: in conseguenza
della positura bipede, ad es., sono divenuti molto robusti i muscoli adduttori
del femore.
Apparato cutaneo. Embriologicamente derivate dall'apparato
cutaneo sono alcune caratteristiche morfologiche esterne, che servono a
definire immediatamente la classe anche agli occhi degli incompetenti: il
becco, o ranfoteca, e le penne. La ranfoteca si consuma di continuo, ma per la
formazione di nuovi strati cornei mantiene per tutta la vita dell'animale circa
le medesime dimensioni. I pulcini recano, sul ramo superiore del becco, una
dura protuberanza, il diamante, della quale si servono per rompere il guscio
dell'uovo; dopo la nascita, il diamante si distacca e cade.
Sovente le penne sono colorate: alcuni colori, come le melanine,
che danno le sfumature dal bruno scuro al marrone chiaro, e i lipocromi,
gialli, rossi, blu e verdi, sono di natura chimica, mentre molte sfumature di
tali colori, e soprattutto le iridescenze metalliche, sono di origine fisica
(fenomeno largamente diffuso anche negli insetti), dovute cioè alla
microstruttura delle cellule corneificate, che causa un complesso effetto di
rifrazioni e interferenze dei raggi luminosi. Più spesso le varie colorazioni
sono causate da un'interazione di entrambi i fenomeni. Le penne, durante la
vita dell'animale, cadono e vengono sostituite da nuove: tale fenomeno in molti
uccelli è massiccio e avviene periodicamente, causando mute stagionali; nel
corso della vita si hanno così diversi piumaggi: solitamente una livrea
giovanile e una adulta, con successive mute che possono manifestarsi anche
vistosamente differenti, come nella pernice delle nevi, che a scopo mimetico
presenta un piumaggio bianco invernale e uno colorato estivo. In alcune specie
nella livrea adulta si differenziano anche decisamente i due sessi: la femmina
continua a mantenere un piumaggio smorto e mimetico, di tipo giovanile, mentre
il maschio acquista una livrea sfarzosa: è questo il caso dei fagiani, dei
pavoni e, in grado minore, dei polli. La pelle degli uccelli, molto sottile,
manca di ghiandole sudoripare, mentre vi sono presenti le sebacee, addensate all'estremità
del corpo a formare la ghiandola dell'uropigio. L'epidermide, generalmente
priva di pigmento, in alcune zone nude si presenta invece pigmentata di giallo,
azzurro, ecc., oppure assume, per l'intensa vascolarizzazione, un colore rosso
vivo. Sulle parti nude, inoltre, si possono sviluppare escrescenze di varia
forma e significato: ne sono un caso tipico le creste, come quella dei galli,
che hanno valore di carattere sessuale secondario e raggiungono il massimo
sviluppo durante il periodo degli amori. Infine, in quasi tutti gli uccelli
durante la cova si formano nella parte posteriore dell'addome le placche
incubatrici, grossi ispessimenti molto vascolarizzati a contatto dei quali
vengono tenute le uova perché mantengano la temperatura adatta. Sempre derivate
dall'epidermide sono le squame e le produzioni cornee che rivestono determinate
regioni del corpo; squame e scudetti sono presenti sulle dita e sui tarsi e
possono presentare forme e disposizioni molto diverse. Quasi tutti gli uccelli
nuotatori, sia tuffatori che di superficie, hanno lembi cutanei palmati che
uniscono le dita degli arti posteriori e vengono utilizzati per il movimento in
acqua. Le produzioni cornee più frequenti sono quelle sul becco (bucerotidi),
sul capo, come nei casuari, o in forma di speroni sulle zampe (fagiani) o sulle
ali (kaimichi). [Per quanto riguarda gli apparati circolatorio e respiratorio, v. CIRCOLAZIONE , RESPIRAZIONE e POLMONI. Annesso all'apparato
respiratorio è l'organo vocale, la siringe*.]
Apparato digerente. Inizia con la bocca, nella quale le labbra
sono scomparse per la presenza del rivestimento corneo dato dal becco; la
lingua può subire modificazioni diversissime in relazione alle abitudini
alimentari (nei picchi, ad es., è aguzza e può sporgere per lungo tratto fuori
del becco, così da raccogliere insetti nelle fessure dei tronchi). Nella bocca
sono presenti ghiandole salivari, molto sviluppate in quegli uccelli che si
cibano di sostanze secche e poco invece nelle forme acquatiche. L'esofago, a
livello anteriore della forchetta clavicolare, si dilata nell'ingluvie*. Lo stomaco consta di
due porzioni: l'anteriore o proventriglio, ghiandolare, è ben sviluppata negli
uccelli granivori, mentre la posteriore o ventriglio, muscolare, predomina in
quelli carnivori. L'intestino medio, che presenta numerose anse, può arrivare a
8-10 volte la lunghezza del tronco; all'inizio dell'intestino terminale si
trovano due ciechi laterali, più sviluppati, salvo eccezioni, nelle specie a
dieta granivora; l'apertura dell'intestino terminale è in cloaca, alla quale è
annesso un organo peculiare, la borsa di Fabrizio, che pare sia di natura
linfoide. Il fegato si presenta suddiviso in due lobi e talora manca la
cistifellea.
Sistema nervoso. L'encefalo degli uccelli mostra interessanti
caratteri, in relazione alla loro evoluzione dai rettili e agli adattamenti
subentrati in essi, principalmente dovuti alla vita aerea. Il diencefalo si
presenta coperto dorsalmente e inglobato dagli emisferi, i quali sono
voluminosi, ma rappresentati soprattutto dalle formazioni della base, perché le
strutture della corteccia restano molto sottili, simili a quelle dei pesci. I
bulbi olfattivi sono mediocremente sviluppati, mentre enorme importanza
acquistano i lobi ottici (tetto del mesencefalo), molto sviluppati e sporgenti
lateralmente, e ciò in relazione all'acutezza visiva degli uccelli in genere. Il
talamo presenta struttura e funzioni ancora fondamentalmente simili a quelle
dei rettili. Altra parte encefalica che invece, data la sua funzione di
coordinazione dell'attività muscolare, acquista notevole sviluppo è il
cervelletto, suddiviso in tre lobi.
Organi di senso. Negli uccelli l'olfatto, come dimostra anche
l'esame già compiuto dei bulbi olfattivi, è scaduto di importanza forse più che
nei primati, (ad eccezione di alcuni tipi di avvoltoi, degli albatros e degli
indicatoridi, piccoli uccelli africani simili ai picchi, che si nutrono di
larve e di cera d'api localizzati per mezzo dell'olfatto). Tale condizione
corrisponde allo sviluppo dell'acutezza visiva e probabilmente è dovuta al
medesimo fattore ecologico, la vita arboricola e dalla particolare
configurazione anatomica degli occhi, che sono posizionati in posizione
laterale e non frontale, permettendo una larga visione dell’ambiente circostante.
Per quanto riguarda il gusto, va notato che i bottoni gustativi sono più
ampiamente diffusi che nei mammiferi: sulla mucosa del palato e alla base della
lingua. La maggior parte degli uccelli ode la stessa frequenza di suoni udibili
dagli esseri umani; per alcune specie, ad esempio per i cacciatori notturni,
l’udito sviluppato è di vitale importanza, così come molti lo utilizzano per
orientarsi, con un sistema simile a quello di un sonar. In relazione
all'orecchio medio si trova un organo importantissimo, l'organo “del volo” o
“del Vitali”, che assicurerebbe la percezione della pressione atmosferica, e
quindi dell'altezza alla quale l'animale vola. L'orecchio interno mostra un
grandissimo sviluppo dei canali semicircolari. Secondo alcuni studiosi gli uccelli
sarebbero in grado di percepire suoni compresi entro una gamma abbastanza
ristretta, cioè da 60 a 15.000 vibrazioni al secondo. L'organo del tatto,
abbastanza sviluppato, è distribuito praticamente su tutta la superficie
corporea, ma le terminazioni nervose sono addensate soprattutto alla base del
becco, ove si trovano le vibrisse, all'estremità posteriore del corno e su ali
e zampe. La vista è, come già accennato, il senso più sviluppato: in relazione
alla mole corporea, gli uccelli presentano sovente occhi più sviluppati dei
mammiferi.
Apparato urogenitale. I reni si presentano come una coppia di organi
appiattiti, più o meno chiaramente lobati; gli ureteri sboccano direttamente
nella cloaca e la vescica è assente. I sessi sono separati e la riproduzione
avviene per uova: va notato che nell'embrione della femmina si abbozzano due
gonadi e due canali di Müller, ma poi si accrescono e diventano funzionanti
solo l'ovaia e l'ovidotto di sinistra. La fecondazione è interna, ma, tranne
eccezioni (cigno, anatra), gli uccelli sono privi di organi copulatori. L'ovidotto
è suddiviso in quattro camere: la prima, imbutiforme, accoglie le uova
provenienti dall'ovaia; nella seconda speciali cellule secernono l'albume;
nella terza le cellule secernono invece la membrana testacea, che racchiude
tuorlo e albume, e nella quarta, la cosiddetta “camera calcificante”, si
costituisce il guscio calcareo che, ancor plastico all'atto dell'emissione,
diviene rapidamente rigido. L'uovo vero e proprio è quindi la zona del tuorlo,
e in esso tutto il rosso ha funzioni nutritizie per l'embrione, che si sviluppa
dalla piccolissima “cicatricula”, sorta di macchietta bianca galleggiante sul
rosso. La maturità sessuale viene raggiunta a età molto variabili secondo le
specie: si va dai 10-12 mesi di molti passeriformi ai 12 anni del condor
californiano. Il periodo riproduttivo, invece, dipende molto più dal clima
delle regioni abitate dai vari uccelli che non dalle diversità specifiche; in
generale, esso coincide con le più miti e favorevoli condizioni ambientali. I
rappresentanti di molte specie, con l'insorgere dell'istinto sessuale, si
radunano a coppie; ma non sono rare le specie in cui un maschio raduna attorno
a sé molte femmine, mentre il fenomeno opposto, la poliandria, é meno comune
(ad es. nei tinamidi). In concomitanza di tale periodo si verificano anche le
cosiddette “parate nuziali”, che possono variare, come forme di comportamento,
da simbolici combattimenti fra maschi a contese e zuffe accanite, oppure ancora
presentarsi con una sorta di complicatissimo rituale di corteggiamento, nel
quale il maschio, dopo aver edificato piccole costruzioni di fronde e muschì e
averle riempite di oggetti lucidi e vivaci (conchiglie, sassolini, ecc.),
raccoltone uno, striscia in atteggiamento sottomesso sino alla femmina, per
offrirglielo. Formata la coppia, questa, o la femmina sola, si accinge alla
costruzione del nido, che accoglierà le uova prima, i piccoli poi, utilizzando
materiali estremamente vari: si è dato il caso addirittura di una coppia di
piccioni che aveva costruito il nido intrecciando esclusivamente fili di ferro.
Secondo le specie, inoltre, la forma del nido* può essere quanto mai varia. Costruito il nido, la femmina
vi depone le uova, che possono essere di numero assai vario secondo la specie,
l'età, l'alimentazione, il clima, ecc.: citeremo come esempi limite alcuni
pinguini, procellariformi e laridi con un sol uovo, e le starne, che
oltrepassano le venti. Le uova vengono generalmente deposte con un intervallo
di una giornata fra l'uno e l'altro; l'incubazione incomincia subito dopo il
primo uovo e si protrae per un periodo di tempo variabile (da dieci giorni
negli Zosterops sino a oltre due mesi nei kiwi e a tre nell'albatro
urlatore [Diomedea exulans]). Durante l'incubazione, perché le uova
vengano riscaldate omogeneamente, i genitori le rivoltano e le cambiano di
posizione a intervalli stabiliti. A incubazione ultimata, il pulcino esce da
solo dall'uovo, rompendolo col diamante che reca sul becco: secondo le specie,
può essere nidicolo* o nidifugo*. Accanto a molte specie
che si prendono cura dei piccoli sino al loro addestramento al volo e alla
ricerca del cibo, ne esistono alcune che affidano le loro uova a madri di
specie diversa: esempio tipico, nelle nostre regioni, sono i cuculi, ma così si
comportano anche vari ploceidi e itteridi e gli indicatori; in generale, è da
notare che le femmine parassite devono deporre l'uovo di nascosto, perché il
parassitato si ribellerebbe furiosamente, ma, a deposizione avvenuta, questo
alleva e cura il giovane parassita come un figlio proprio. La prolificità di
molte specie è da mettere in relazione con l'elevata percentuale di morti
precoci, che può raggiungere anche il 70-80 %; i sopravvissuti solo raramente
raggiungono età notevoli, e si può dire, anzi, che gli uccelli siano in media
meno longevi dei mammiferi: tra i più longevi ricorderemo il corvo imperiale (Corvus
corax), con 69 anni, l'Ara macao, con 64, mentre molti arrivano a
quaranta.
v Alimentazione
L'alimentazione è quanto mai varia: schematizzando, si può
comunque dire che esistono onnivori, divoratori di sostanze vegetali e
divoratori di sostanze animali. I primi non presentano struttura specializzata
né particolari adattamenti a prendere un cibo determinato (ne sono un esempio
molti passeriformi). I carnivori, invece, hanno mezzi atti alla ricerca e alla
cattura delle loro specifiche prede (come i falconiformi e gli strigiformi, che
ghermiscono in picchiata, i martin pescatori, eccellenti tuffatori, e gli
insettivori, che cacciano a volo, oppure sugli alberi e tra le erbe). Anche i
“vegetariani” presentano adattamenti particolari: ne sono un tipico esempio il
crociere, dal robusto becco, atto a rompere i pinoli dei quali si ciba, e i
colibrì, capaci di trattenersi in volo dinanzi alla corolla di un fiore, nella
quale immergono il lunghissimo ed esile becco, per suggerne il nettare. La
quantità di cibo assunta, in proporzione alle dimensioni del corpo, può essere
varia: in generale, comunque, si dimostrano più voraci i predatori degli
erbivori (un cormorano può mangiare anche 2 kg di pesce al giorno).
v Istinto e capacità di
apprendimento
Dominati e condizionati in larga misura dall'istinto, intendendo
con tale parola quel bagaglio di abitudini e tradizioni specifiche che vengono
trasmesse di generazione in generazione, come parte del corredo ereditario, e
quindi innate, gli uccelli hanno tuttavia una buona capacità di apprendimento (imprinting diversa da specie a
specie e da soggetto a soggetto, che si innesta sull'istinto, modulandolo e
perfezionandolo. Così, per una data specie, l'attitudine al volo, il tipo di
nido da costruire, il particolare cibo da ricercare, i gorgheggi da far
risuonare, ecc., sono atti puramente istintivi, ma che vengono migliorati
continuamente col tempo e con l'apprendimento da altri individui. Tra gli
uccelli che dimostrano le più elevate capacità di apprendimento sono da
ricordare, insieme ai pappagalli, i corvi, che sembrano possedere persino un
concetto astratto dei numeri.
v Migrazioni, orientamento
e socialità
Legato al problema dell'istinto (salvo eccezioni, quali le giovani
oche selvatiche condizionate dall'imprinting) è il grosso problema delle
migrazioni e dell'orientamento degli uccelli (v. MIGRAZIONE ), al quale gli studiosi
hanno cominciato a trovare alcune valide risposte, anche se non esaurienti. Per
quanto concerne l'orientamento durante le migrazioni, è dimostrato che almeno
alcune specie si basano sulla posizione del sole e su quelle delle stelle e
delle costellazioni, ma esistono anche migratori, come i gabbiani e i piccioni,
in grado di percorrere la loro rotta durante notti buie per le nuvole,
utilizzando il campo magnetico terrestre. Un particolare tipo di orientamento è
quello legato al fenomeno dell'homing* Altro punto degno di nota nel comportamento di questi
animali sono i diversi gradi di socialità che essi mostrano. Alcune forme
costituiscono infatti vaste colonie di migliaia di individui (come i pinguini o
molte specie di uccelli acquatici che nidificano sulle rupi oceaniche), con i
nidi concentrati in un unico territorio: un esempio relativamente frequente
nell'Italia settentrionale sono le “garzaie”, tratti di bosco nei quali gli
alberi sono densi di nidi di aironi; altre forme, invece, manifestano rapporti
ancora più complessi con i loro simili, come molti passeriformi, scegliendo un
proprio territorio di nidificazione e di caccia, nel quale non tollerano
intrusioni, neppure di uccelli più forti di loro, mentre si mostrano timidi e
impauriti se devono attraversare un territorio altrui.
v Distribuzione geografica
La distribuzione geografica degli uccelli è evidentemente una
parte di ampio respiro della zoogeografia, per la loro facilità di spostamento
in volo e le tendenze migratorie di molte specie: non mancano tuttavia
endemismi, anche di zone ristrette, come quelli dei caratteristici kiwi o dei
fringuelli di Darwin delle isole Galápagos. A grandi linee, comunque, si
possono distinguere caratteristiche faune ornitiche corrispondenti alle
tradizionali regioni zoogeografiche.
v Importanza economica
A un'analisi approfondita, infine, gli uccelli manifestano
un'importanza economica insospettabile: oltre che dell'utilità dei volatili
d'allevamento e di quelli cacciati e largamente consumati, bisogna tener conto,
infatti, del loro peso sulla bilancia dell'equilibrio naturale, fattore
d'importanza, anche economica, largamente superiore ai precedenti: ai danni
arrecati dalle specie granivore si contrappongono le distruzioni di milioni di
insetti nocivi alle colture, di mosche, zanzare e cavallette, la disseminazione
delle piante, favorita dalle stesse specie granivore, la limitazione di topi,
serpenti e altri animali nocivi compiuta dai rapaci, spesso assurdamente sterminati,
e ancora, specie in zone tropicali, l'impollinazione delle piante a opera di
particolari specie pronube.
v Classificazione
La classificazione mette in evidenza le modifiche apportate da
vari studiosi in questi ultimi anni grazie a un'approfondita conoscenza
dell'etologia e a perfezionate tecniche di osservazione (bird watching)
e di avvicinamento. Un esempio è dato dalla famiglia dei ploceidi, che è stata
suddivisa in due famiglie: ploceidi e estrildidi, in quanto i relativi
componenti differiscono sia per l'aspetto esteriore, sia per il comportamento,
sia per numerose caratteristiche del processo digestivo.
u Paleontologia
Poiché gli uccelli sono animali aerei, (con l’eccezione ad
esempio di alcuni ordini quali gli strunziformi), hanno ben poche possibilità
di conservarsi allo stato fossile. Le loro ossa, molto fragili, si rinvengono
in depositi di origine marina o lacustre o anche di riempimento delle grotte. I
più antichi resti noti risalgono al giurassico superiore, ma si deve ritenere
che la loro origine sia molto più antica. Gli uccelli mesozoici (del giurassico
e cretaceo) presentano ancora molto evidenti numerosi caratteri propri dei
rettili, da cui hanno avuto origine, come l'Archaeopteryx. A partire dal
terziario si differenziano i due grandi gruppi dei ratiti e dei carenati, che
noi conosciamo anche oggi. Più volte nel corso della storia paleontologica dei
carenati sono comparse forme incapaci di volare e caratterizzate spesso da
dimensioni gigantesche, assai simili ai ratiti attuali come, ad es., i generi Diatryma
e Phororhacos. Per quanto riguarda l’origine degli uccelli, alcuni
ritrovamenti di fossili di dinosauri con appendici simili a piume ha riacceso
la controversa discussione sulla discendenza degli uccelli dai dinosauri.